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È importante ricordare che…

  • Sul web ogni comportamento può essere tracciato, ricostruito e denunciato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, se arreca danno a chi lo subisce.

  • Al compimento dei 14 anni, i ragazzi diventano penalmente responsabili delle loro azioni sul web (imputabili)

  • Gli insegnanti, in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di denunciare fatti penalmente rilevanti (reati) commessi o subiti dagli studenti

  • Diffamazioni, minacce e insulti in rete devono essere denunciati dalle vittime: è importante informare le famiglie degli studenti su cosa sta succedendo e sul loro diritto di fare una segnalazione o sporgere denuncia

 

Da sapere

  • Molti comportamenti di prepotenza in rete non vengono percepiti dai ragazzi come reati, come fatti gravi, come danno per le vittime

  • Molti episodi di cyberbullismo nascono da antipatie reali, rivalità, prese in giro tra compagni di scuola

(Materiali tratti dal sito della Polizia Postale https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberbullismo/che-cose-il-cyberbullismo)

 

Come intervenire?

La Legge 71/2017 e le relative Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo indicano al mondo scolastico ruoli, responsabilità e azioni utili a prevenire e gestire i casi di cyberbullismo.  

Le linee prevedono:

  • formazione del personale scolastico, prevedendo la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica;

  • sviluppo delle competenze digitali, tra gli obiettivi formativi prioritari (L.107/2015);

  • promozione di un ruolo attivo degli studenti (ed ex studenti) in attività di peer education;

  • previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti;

  • integrazione dei regolamenti e del patto di corresponsabilità con specifici riferimenti a condotte di cyberbullismo e relative sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti;

  • il sistema scolastico deve prevedere azioni preventive ed educative e non solo sanzionatorie.

Per quanto riguarda la necessità di segnalazione e rimozione, ciascun minore ultraquattordicenne (o i suoi genitori o chi esercita la responsabilità del minore) che sia stato vittima di cyberbullismo può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi nella rete. Se entro 24 il gestore non avrà provveduto, l'interessato può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, che rimuoverà i contenuti entro 48 ore. Il Garante ha pubblicato nel proprio sito il modello per la segnalazione/reclamo in materia di cyberbullismo, da inviare a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Parallelamente, nel caso in cui si ipotizzi che ci si possa trovare di fronte ad un altro tipo di reato, come ad esempio il furto di identità o la persistenza di una condotta persecutoria, che mette seriamente a rischio il benessere psicofisico del bambino/a o adolescente coinvolto/a in qualità di vittima, si potrà far riferimento agli uffici preposti delle Forze di Polizia per inoltrare la segnalazione o denuncia/querela e permettere alle autorità competenti l’approfondimento della situazione da un punto di vista investigativo. Gli uffici ai quali fare riferimento sono:

Per un consiglio e un supporto è possibile rivolgersi alla Helpline di Telefono Azzurro “Generazioni connesse”: operatori esperti e preparati sono sempre a disposizione degli insegnanti, del Dirigente e degli operatori scolastici, oltre che dei bambini, degli adolescenti, dei genitori e di altri adulti che a vario titolo necessitano di un confronto e di un aiuto per gestire nel modo più opportuno eventuali esperienze negative e/o problematiche inerenti l’utilizzo dei nuovi media.

(Fonte: https://www.generazioniconnesse.it/site/it/0000/00/00/cyberbullismo)

Implicazioni penali1

Il bullismo e il cyberbullismo possono costituire una violazione delle norme di diritto privato (illecito civile), del Codice penale (illecito penale), del Codice della privacy (D.Lgs 196 del 2003) e dei principi fondamentali della Costituzione Italiana. In particolare, possono configurare il reato di Diffamazione, perseguibile ai sensi dell’art. 595 c.p, nonché il reato classificato come “Atti persecutori” ex art. 612 bis c.p. Quest’ultimo reato, noto anche come stalking, punisce chi, in maniera reiterata, minaccia o molesta qualcuno, causandogli un grave e perdurante stato di ansia o di paura. 

Il Codice Penale individua inoltre i seguenti reati ascrivibili alla sfera del bullismo e del cyberbullismo:

  • percosse (art. 581),

  • lesione personale (art. 582),

  • ingiuria (art. 594),

  • violenza privata (art. 610),

  • minaccia (art. 612),

  • danneggiamento (art. 635)

  • molestie o disturbo alle persone2 (art. 660)

  • sostituzione di persona3 (art. 494)

  • accesso abusivo a sistema informatico4 (art. 615-ter)

  • diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti5 (art. 612-ter e artt. 600-ter e 600-quater)

  • interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis)

  • istigazione al suicidio (art. 580)

Nei casi più gravi, basta la denuncia ad un organo di polizia o all’autorità giudiziaria per attivare un procedimento penale (ad esempio lesioni gravi, minaccia grave, molestie); negli altri casi, la denuncia deve contenere la richiesta che si proceda penalmente contro l’autore di reato (querela). Le pene sono molto severe e si può arrivare anche a cinque anni di reclusione. Naturalmente si è anche responsabili civilmente rispetto al risarcimento del danno causato alla vittima. In un caso, un giudice di Milano ha condannato i genitori di due quindicenni a risarcire con una somma record di 50.000 euro la giovane vittima di bullismo6.

 

Conseguenze e responsabilità

Per il nostro ordinamento l’imputabilità penale (ossia la responsabilità personale per i reati commessi) scatta al quattordicesimo anno.

La legge sancisce che “nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se al momento in cui l’ha commesso, non era imputabile”. Per “imputabilità” si intende essere in possesso della cosiddetta “capacità d’intendere e volere”.

Dunque, per poter avviare un procedimento penale nei confronti di un minore è necessario:

  • che abbia almeno compiuto 14 anni;

  • che, comunque, anche se maggiore di 14 anni, fosse cosciente e intenzionato a mettere in atto un certo comportamento, cioè in grado di intendere e volere (tale non sarebbe, per esempio, un ragazzo con disabilità psichiche)

Il più delle volte l’atto di bullismo e il cyberbullismo violano sia la legge penale, sia quella civile, quindi possono dare vita a due processi, l’uno penale e l’altro civile.

Se ricorrono le due condizioni, il minore risponde per le proprie azioni davanti al Tribunale per i minorenni. Il codice penale prevede tuttavia, in caso di ritenuta imputabilità, un trattamento sanzionatorio mitigato (art. 98 cod. pen.). “In ogni caso, l’applicazione di una pena nei confronti di un minore deve rappresentare sempre l’extrema ratio, avendo lo stesso legislatore inserito, nell’ambito del processo penale minorile, una serie di istituti finalizzati ad offrire possibili esiti alternativi del giudizio, nell’ottica di favorire quanto più possibile un percorso di rieducazione e reinserimento sociale del giovane che pur ha sbagliato”7.

Se invece l’imputato non ha compiuto i 14 anni, non risponde penalmente per l’evento, ma i genitori saranno tenuti al risarcimento del danno, per presunta “culpa in vigilando” e “culpa in educando”, così come previsto dal codice civile per i fatti commessi dal figlio (artt. 2047 e 2048)

Se i genitori riescono fornire la prova di aver fatto di tutto per impedire il danno, possono essere esonerati dall’obbligo di risarcire il danno causato dal figlio. Ma questo tipo di prova è molto difficile da produrre, perché significa poter dare evidenza certa:

  • di aver educato e istruito adeguatamente il figlio (valutazione che viene dal giudice commisurata alle circostanze, ovvero tra l’altro alle condizioni economiche della famiglia e all’ambiente sociale a cui appartiene),

  • di aver vigilato attentamente e costantemente sulla sua condotta,

  • di non aver in alcun modo potuto impedire il fatto, stante l’imprevedibilità e repentinità, in concreto, dell’azione dannosa. Qui va precisato che una condotta come il cyber-bullismo, per sua definizione reiterata, difficilmente sarebbe considerata fatto repentino e imprevedibile, in virtù del quale si può riconoscere l’esonero di responsabilità del genitore.

 (Testo adattato da www.diritto.it)

La legge 71/2017

Il Parlamento italiano ha approvato il 18 maggio 2017 la legge 71/2017“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, che prevede misure prevalentemente a carattere educativo/rieducativo.

La legge pone al centro il ruolo dell’istituzione scolastica nella prevenzione e nella gestione del fenomeno e ogni istituto scolastico deve provvedere a individuare fra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo. Questi aspetti vengono chiariti nel dettaglio dalle Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, previste dalla legge.

La Legge 71/17 introduce per la prima per la prima volta nell’ordinamento giuridico anche una definizione: “Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.” (Art. 1- Comma 2).

 

Elementi innovativi della normativa

La Legge 71/2017 prevede, tra le maggiori novità:

    • INFORMATIVA ALLE FAMIGLIE: il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo ne informa tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, ovvero i tutori dei minori coinvolti, e attiva adeguate azioni di carattere educativo.

    • AMMONIMENTO: fino a quando non viene presentata una querela per i reati individuati dagli artt. 594 (Ingiuria), 595 (Diffamazione) e 612 (Minaccia) del Codice Penale e all’art. 167 del Codice per la protezione dei dati personali, di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, commessi, mediante la rete internet, da minorenni di età superiore ai quattordici anni nei confronti di altro minorenne, è applicabile la procedura di ammonimento di cui all’articolo 8, commi 1 e 2, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad un’altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

    • OSCURAMENTO: il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori, o gli esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

(https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberbullismo/che-cose-il-cyberbullismo)

1. Avvertenza: tutti i materiali presenti nelle note sono stati tratti e in minima parte adattati dal sito: https://www.altalex.com/guide/cyberbullismo

2. Qualora i messaggi inviati assumano carattere molesto o minatorio, potrebbero ravvisarsi la contravvenzione di molestie o disturbo alle persone (art. 660 cod. pen.) o il delitto di minaccia (art. 612 cod. pen.).

3. Nelle ipotesi in cui il bullo, celandosi dietro un account o un nickname, navighi sul web spacciandosi per un’altra persona al fine di far ricadere poi su quest’ultima eventuali conseguenze negative, potrebbe applicarsi il reato di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.).

4. Qualora l’azione sia commessa avvalendosi delle credenziali di accesso a un determinato servizio di comunicazione elettronica, potrebbe inoltre essere contestato il delitto di accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter cod. pen.)

5. Nei casi in cui la condotta vessatoria si realizzi attraverso la diffusione di materiale sensibile riferito alla vittima (il tristemente famoso “porn revenge” n.d.r.), potrebbe venire in rilievo il recentemente istituito delitto che punisce la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612-ter cod. pen.); la norma appena menzionata, con una clausola di riserva, fa tuttavia salva l’applicazione di reati più gravi, come ad esempio quelli in tema di pedo-pornografia, ravvisabili qualora il materiale diffuso abbia come protagonista una persona di età inferiore ai diciotto anni (artt. 600-ter e 600-quater cod. pen.).

6. Fonte: https://www.stopbulli.it/cyberbullismo-quando-diventa-reato

7. Fonte: https://www.altalex.com/guide/cyberbullismo

 

 

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